Psicologa, Psicologa giuridica e Operatrice di training autogeno
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PERCHE' SOFFRIAMO?

“Il dolore mentale è meno drammatico del dolore fisico, ma è più comune e anche più difficile da sopportare.
Il tentativo di nascondere i frequenti dolori mentali ne aumenta il peso: è più facile dire “Il mio dente fa male”
che dire “Il mio cuore è spezzato”. (CS Lewis).




PERCHE' SOFFRIAMO?



Quando si parla di sofferenza, nella nostra mente appare in primis il concetto di sofferenza fisica e forse, solo in un secondo momento, quella mentale.
Ma come mai? Forse perché il dolore fisico è più visibile dall’esterno? Forse perchè c’è meno timore nel mostrarlo rispetto al dolore mentale?
Forse perché si tende a nascondere maggiormente il dolore mentale per paura di essere giudicati?.
 
Parlare di sofferenza psichica non significa necessariamente collegarla alla malattia mentale, tutti noi possiamo soffrire dal punto di vista psichico,
ossia provare un sentimento di dolorementale senza che tutto ciò sia frutto di una patologia.
Possiamo allora associare la sofferenza psichica ad emozioni negative quali possono essere: senso di colpa, tristezza, solitudine,
paura, rabbia, disperazione…, ma da cosa viene generata questa sofferenza?
 
Secondo il modello del Comportamento Guidato da Scopi (Castelfranchi, Mancini e Miceli, 2001), il dolore mentale è causato da un
senso di frustrazione generato dal non raggiungimento di uno scopo che ci si era prefissati. Più vale lo scopo e più sto male e più sono gli scopi
non raggiunti e peggio sto. Oltre a tutto ciò, se alla frustrazione si aggiunge la delusione (mi aspettavo che, speravo che..)  sto anche peggio. 
 
Gli scopi vengono scelti dunque seguendo dei criteri specifici:
 
1) Quanto è facile soddisfare gli scopi
2) Quanto è complesso raggiungerli
3) Quanto sono concreti
 
 
In generale non conta tanto se ho raggiunto o meno uno scopo, ma come stavo prima di prefiggermi quello scopo,
e da qui nasce la differenza tra due tipi di scopi:
 
- Di mantenimento (continuare ad avere quello che già ho)
- Di acquisizione (non ho e quindi vorrei)
 
 
Il fallimento di uno scopo di mantenimento è più grave del non raggiungimento di uno scopo di acquisizione, perché in quest’ultimo
rimango nella situazione in cui ero già, nella prima invece passo alla perdita, avevo qualcosa e ora non l’ho più. 
 
La differenza tra un sofferenza “normale” e una “patologica” dunque non sta nel fatto di provare emozioni diverse
(sia in termini di qualità che di intensità), ma piuttosto nella capacità della persona con funzionamento sano di cambiare e di utilizzare
le emozioni negative  come un segnale, una spinta per svoltare.
 
E’ importante riuscire a capire quali scopi vale perseguire e quali no.
 
!!! La terapia può aiutarti a modificare e migliorare le strategie per raggiungere uno scopo aumentandone di conseguenza l’efficacia,
oppure aiutarti a rinunciare ad un determinato scopo diminuendone allo stesso tempo il suo valore e l’importanza del suo raggiungimento.